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Funzionamento dell'impianto

L’attività del termoutilizzatore è segnata da queste fasi:

  • ingresso dei rifiuti
  • processo di combustione
  • recupero termico
  • sistema di trattamento dei fumi e delle ceneri

I rifiuti in ingresso all’impianto sono gli “indifferenziati”, non utilmente riciclabili, che arrivano direttamente dai cassonetti; tali rifiuti indifferenziati sono il materiale che rimane dopo la selezione mediante la Raccolta Differenziata delle frazioni più pregiate che vengono riciclate come materiali. A Brescia il 44% dei rifiuti viene avviato al riciclaggio, l'obiettivo è il 50%.

Dopo essere stati scaricati, i rifiuti sono automaticamente dosati sulla griglia mobile, dispositivo ad altissima tecnologia, dove la temperatura viene costantemente regolata a circa 1000 gradi per conseguire la completa combustione.

I gas originati nella camera di combustione passano quindi in una camera di postcombustione dove si completano le reazioni di ossidazione; in questa fase viene anche immessa un’opportuna miscela di acqua e ammoniaca per ridurre gli ossidi di azoto

I fumi entrano quindi nella caldaia dove, in contatto con i tubi dell’acqua, cedono calore generando vapore. Il vapore, ad alta pressione, viene immesso in una turbina per la produzione di energia elettrica; il vapore esausto uscente dalla turbina riscalda l’acqua che alimenta il sistema di teleriscaldamento.

I fumi provenienti dalla caldaia vengono incanalati in un complesso sistema di filtraggio per la loro depurazione.

Il trattamento dei fumi, fondamentale nell’impianto, è un sistema particolarmente avanzato: esso permette di abbattere il contenuto inquinante presente nelle emissioni. Il trattamento avviene in più passaggi che prevedono l’aggiunta di calce idrata per la deacidificazione dei fumi e di carboni attivi per l’abbattimento dei microinquinanti. Successivamente, i fumi vengono fatti passare attraverso “filtri a maniche”, costituiti da speciali fibre sintetiche che trattengono le polveri con elevatissima efficienza. I fumi depurati vengono quindi convogliati al camino.

Pur se l’impianto di Brescia ha fornito eccellenti risultati (mai un solo supero di emissioni in nove anni di esercizio), nell’ottica di “miglioramento continuo” è in corso la sperimentazione, nell’ambito del progetto europeo “Next Generation Biowaste”, di un nuovo sistema catalitico “Highdust” per l’ulteriore riduzione degli ossidi di azoto.

Per il controllo delle emissioni nel camino sono presenti apparecchiature che monitorizzano e tengono sotto controllo 24 ore su 24 lo stato dei fumi emessi. In ogni momento si conosce esattamente cosa viene immesso in atmosfera.

Le scorie, ovvero il materiale non combustibile che residua dalla combustione dei rifiuti, sono ulteriormente recuperabili: sin dal 1998 il ferro presente in esse viene separato e riutilizzato. Inoltre, dal gennaio 2005, è in atto un progetto sperimentale per l’ulteriore separazione dei metalli e il recupero della parte restante (fino al 100%) per la produzione di cemento o di calcestruzzo.

 

 

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